Sextus Patulcius Felix
Nel Parco Archeologico di Ercolano è stato restaurato e reso fruibile il Forno di Sextus Patulcius Felix ,qui è possibile ricostruire l’intera filiera del pane, dalla macinazione del grano con macine in pietra lavica fino alla cottura nei forni. Proprio questo tipo di lavorazione ha lasciato tracce sui denti degli abitanti, come rivelano le analisi antropologiche condotte sugli scheletri rinvenuti sull’antica spiaggia.

Nell’antica Ercolano esisteva una vera e propria via del cibo, dove i thermopolia, piccoli locali affacciati sulla via con banconi in muratura e orci in terracotta incassati nel piano di servizio.

Qui si consumavano pasti veloci – zuppe di legumi, cereali o pesce – in una formula che ricorda sorprendentemente lo street food contemporaneo. Accanto a queste botteghe esistevano anche locali specializzati nella vendita di vino, segnalati da insegne dipinte con brocche colorate che indicavano qualità e prezzo della bevanda.

In questa immagine sono esposte le teglie utilizzate per la cottura di particolari tipi di focacce, provenienti dal forno appartenuto a Sextus Patulcius Felix. In questo panificio si svolgeva l’intero ciclo di produzione del pane: dalla macinazione del grano, alla preparazione dell’impasto, fino alla cottura e alla vendita dei prodotti da forno.
Il 1° agosto del 1936 furono rinvenute, nel mezzanino del panificio, 25 teglie circolari di bronzo, trovate a gruppi e impilate tra loro, con dimensioni variabili: da 15 a 50 cm di diametro e dai 3 ai 12 cm di profondità (1).
Alcune di esse riportano sul fondo interno dei bolli (2), unici di questo specifico lotto, in quanto finora non documentati né a Pompei né altrove.
Oltre alla cottura di pani e focacce (placentae), le teglie venivano utilizzate anche per prodotti di pasticceria, come pizze dolci condite con miele e formaggio.
